Diario di Bordo 2006

 

COMUNICAZIONE MARSUPIALE


IO ESISTO IN QUANTO RAPPRESENTO
IO ESISTO IN QUANTO INFORMO


L’architettura che va dal 1925 al 1956 non aveva un problema di tipo comunicativo, era basata su un sillogismo: io esisto in quanto funziono. Il simbolo era la macchina ed il valore era il funzionamento, l’ estetica passava in secondo piano. Negli ultimi 15 anni l’ architettura è cambiata non si limita al rispondere all’ assioma io esisto in quanto funziono, ma va oltre , ora l’ architettura, risponde alla domanda “che fai architettura?”  io esisto in quanto informo (comunico), ma continuano ad esistere gli attributi precedenti, rappresento e funziono.
La comunicazione dell’era industriale era basata sul binomio causa/effetto, tipico della meccanizzazione. Con l’informatizzazione del pensiero, invece, rientrano in gioco forme di comunicazione basate sulle “figure retoriche” (la più famosa di tutte è la METAFORA).


Per capire come la comunicazione cambia parliamo della PUBBLICITA. La comunicazione dell’era industriale era oggettiva; la pubblicità ad esempio cercava di dare più informazioni possibili, cercava di comunicare oggettivamente le caratteristiche e le qualità di un prodotto. Oggi siccome l’immagine non è più OGGETTIVA ma SOGGETTIVA , attraverso metafore e figure retoriche, una storia, vende un’atmosfera e consente tante interpretazioni personali; devo essere io ad entrare in relazione con l’immagine (non hai elementi nel “tuo” universo legati al prodotto, sei fuori dal mercato di riferimento). 
L' architettura non parla più del suo funzionamento, come nell'età industriale; ora è molteplice metafora di nuovi valori.
Il valore dell’architettura di oggi non può essere quello della sua funzionalità, come nell’ era industriale, ma sulla sua capacità comunicativa.  Venturi rompe un tabù, si recupera la storia, si gioca dei “pezzi” , la comunicazione, l’informazione e l’ estetica tornano in gioco.

Un edificio prototipo di SIMBOLISMO è il Jewish Museum di Daniel Libeskind a Berlino, il quale si pone come una riflessione drammatica sulla storia di Berlino e sulla cultura ebraica, sull’Olocausto e sul suo impatto sulla modernità. E’ un’architettura che deve comunicare degli avvenimenti drammatici.


Il Museo di Bilbao è una macchina di rappresentazione, la sua carica simbolica è fondamentale, per questo è stato spesso “oggetto” di pubblicità. Può essere assimilato ad una CATTEDRALE sia per il suo valore simbolico molto forte sia per la sua forma, un atrio centrale a tutt’altezza, una grande sala espositiva paragonabile ad una navata che si insinua sotto il ponte al di là del quale c’è una specie di campanile, una torre, rappresentato da una scultura a forma di forcella aperta ed a Bilbao si va, appunto, in pellegrinaggio. 


L’architettura contemporanea è completamente coinvolta, avvolta nel mondo che la circonda; essa è veicolo di pubblicità e informazione, da una parte, ma allo stesso tempo ingloba l'informazione nelle sue fibre, nei suoi meccanismi più intimi; da qui il concetto di marsupialità, vale a dire di doppio livello di coinvolgimento sia a livello esterno che interno, l’architettura dell’informazione dovrà da una parte veicolare l’ informazione in superficie e dall’altra introiettarla nel proprio intimo.
L’opera chiave è forse il museo KIASMA realizzato da Steven Holl ad Helsinki. Molti progetti urbani oggi guardano al contesto del luogo, S. Holl concepisce l’intreccio di linee del museo attraverso il KIASMA (sovrapposizioni che i nervi ottici hanno nel cervello). La metafora anatomica si sovrappone all’omonima figura retorica, l’operazione è talmente riuscita da essere sancita nel nome stesso attribuito al museo.

 

 

Se qualcuno volesse approfondire la conoscenza con il demone obliquo del consumismo.

 

 

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