
HYPERARCHITETTURA Spazi nell’ età dell’ elettronica
Il testo analizza, con chiarezza, il passaggio dall’ età industriale all’ età dell’ elettronica, attraverso progetti e protagonisti che si sono imposti nel mondo dell’ architettura a partire dagli inizi degli anni Settanta. Si introduce un nuovo modo di concepire l’ architettura evidenziandone i cambiamenti attraverso il termine “hyperarchitettura”. Il primo esempio è il Centre Pompidou (Rogers e Piano) costruito a Parigi agli inizi degli anni Settanta, costruito come una grande macchina trasparente , con solai e pareti mobili e schermi in facciata , per comunicare messaggi ed informare sulle attività culturali.
Leggerezza , trasformabilità, coinvolgimento dello spettatore, diventano i valori, entriamo in un architettura segnata da tre caratteri, si perdono quelli vitruviani a favore dell’ immaterialità, della sensorialità e della multimedialità. Immaterialità espressa in primo luogo dalla trasparenza, sottolineando le relazioni tra spazi, funzioni ed attività. Sensorialità , come capacità della struttura di interagire con l’ esterno e la multimedialità in grado di trasformare l’ edifico stesso in uno schermo (almeno nel progetto originario) che comunichi informazioni ai visitatori e alla città.
Rem Koolhaas scrive della bellezza di questo secolo, l’ accavallarsi degli strumenti di trasporto ed intercomunicazione, la sovrapposizione dei media e delle forme di comunicazione orali, visive ed audiovisive. Nel 1989 vince il concorso per la realizzazione dello ZKM , in cui amalgama insieme elementi diversi: un museo multimediale, uno di arte contemporanea, un teatro, una sala conferenze, un laboratorio, una biblioteca ed attività di ricerca. Unisce attività diverse, che si scontreranno influenzandosi l’ un l’ altra, al fine di “stimolare la confusione”. Insomma come afferma l’ architetto è una sorta di electronic Bauhaus, fondato sull’ interazione tra le diverse attività che si svolgono all’ interno e tra queste ed il mondo esterno, sostituendo i flussi agli ingranaggi. A differenza dell’ edificio di Gropius, che è la sintesi della civiltà industriale, rappresentata come una fabbrica, basata su principi razionali e geometrici. Lo ZKM vive delle contraddizioni, sovrapposte, della società dell’ elettronica.
Toyo Ito contrappone alla complessità dello spazio organizzato da Koolhas, una semplicità assoluta , nella ricerca di uno spazio neutro, trasparente, leggero quasi effimero, l’ inespressività dell’ involucro sposta l’ attenzione dal contenente al contenuto, Ito lavora sulle immagini svuotate di ogni significato. Nell’ Uovo dei venti, una scultura rivestita di pannelli sui quali vengono trasmesse immagini della città circostante. Spogliate di ogni significato tramutandosi semplicemente in forme e colori. Affascinato dall’ ambiente progetta organismi che riescono a coniugare la animo artificiale e quello naturale, come nella Torre dei venti, una struttura legata alla città circostante, dalla quale filtra aria e rumori trasformandoli in luce. E’ oggetto architettonico ben radicato nella città ma sempre diverso, perché diversi sono gli elementi naturali che lo animano.
Proiezione, mutazione e simulazione sono i concetti chiave dell’ era informatica, la mente ricorre a metafore spaziali per visualizzare le proprie strutture concettuali. Il computer ha modificato, i rapporti della vita umana, , il nostro modo di pensare e comunicare, il nostro linguaggio, il nostro modo di abitare, trasformandosi in complesso sistema nervoso in grado si catturare tutte le informazioni circostanti.
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