Diario di Bordo 2006

 

 

LAYERS

Secondo fondamentale quesito:
Come faccio a trasmettere un disegno a distanza se sono ai tempi di Leonardo?
E cioè senza fax, elettricità o mezzi fisici (cioè inviandolo manualmente).
Come faccio cioè effettivamente a "trasmetterlo" se voglio trovare un sistema efficiente,

più rapido, meno scemo del precedente?
Come si risponde a questa domanda?

Dobbiamo fare un salto logico rispetto alla volta scorsa e cioè un cambio di convenzione passando da un sistema di immagini raster, che utilizzano i bit, ad un sistema intermedio e più intelligente, perché vogliamo trasmettere informazioni di testo.

C/testo,A1/codice....

Nasce una caratteristica fondamentale per i sistemi testuali cioè il paragrafo che risulta
come il cambio di riga e che determina un altro pacchetto di informazioni. Saltiamo di nuovo in un'altra convenzione di tipo vettoriale:

C/ vector/

Si passa al sistema vettoriale che usa un codice che prevede la precostituzione di una serie di enti geometrici che ci facilitano il lavoro.
Si introduce il concetto importante di entità: punto, linea, rettangolo, poligono ;si fornisce l'indicazione del punto d'inizio e di quello di fine specificando l'entità cui ci stiamo riferendo:

sistema di convenzione (sempre legato allo schermo)
p punto ( xy)
l linea (xy- x1 y2)
pl poligono ( n dei lati- vertice di ogni lato)
b bezier (curve non descritte cartesianamenta attraverso equazioni cartesiane)
s spezzata ( da 3 a n formalizzata come un poligono)

Stabilito questo codice aggiungiamo un’altra famiglia di codici, quella del colore:
RGB in due componenti ( linea e superficie)
C RGB
s RGB

C/ vector/ l b2 -g7, RGB 20, 15,15

La convenzione C/vector rappresenta un notevole passo in avanti perché ci svincola dallo schermo e dalle sue dimensioni, in più, abbiamo la possibilità di scalare l'oggetto in questione e di definirlo, dargli un valore semantico aggiunto tramite l'utilizzo dei livelli, e di copiare la forma.
passiamo ora una nuova linea:

C/ vector/l g2-i3/

posso chiamarla in maniera diversa importante per i sistemi di database in seguito.
Se devo passare molte informazioni di tipo vettoriale utilizzo i layer che facilitano il passaggio di operazioni in maniera strutturata e quindi più utile per comprenderle e manipolarle.
Ho la possibilità di attribuire ad ogni livello un significato a mano a mano che vado avanti e renderlo cioè semantico.
C/vector/ layer 1 / p4 b2, g2.g6,b6

· La selezione non è più per "Porzioni di Schermo", ma per elementi, nominati e nominabili.
· A questi elementi si può accoppiare una trasformazione "intelligente": scala, duplica;

distorci parametricamente che ne conserva la natura "originaria". Un poligono potrà essere considerato come unica entità e nominato su un livello o anche costituito da linee e per questo regresso ad un livello di entità minore; così facendo sarà possibile modificare ogni linea mentre nel caso del poligono come entità le trasformazioni avvengono sull'intero poligono.

 

Il Layer è un sistema che serve a organizzare il mondo vettoriale, e tra vari layer c’è un grado di libertà.
Il Layer è anche un concetto semantico, un valore conoscitivo e quindi progettuale. Ha un significato anche a livello psicologico. La logica vettoriale oltre a favorire un più alto grado di possibilità nel realizzare e
manipolare un disegno , ha fortemente condizionato anche la logica progettuale.

Gli anni '80, le ricerche di architetti come Eisenman, Tschumi, Koolhaas ed in particolare, il progetto per il parco La Villette a Parigi hanno consentito una certa diffusione di questo approccio interpretativo-progettuale dell'architettura.

Questa nuova logica progettuale si presta soprattutto per progetti a scala urbana; perché consente, con una notevole libertà di progettazione, di stratificare livelli sempre più complessi del sistema di progetto Simbolo di tale filone progettuale sono alcuni progetti di Eisenman e in particolare, il già citato, parco La Villette di Tschumi (progetto vincitore) e di Koolhaas.  Eisenman pensa a questi elementi di disgiunzione, ma li considera come sistemi autonomi l'uno dall’altro e non ricomposti. I layers sono anche gli spazi vuoti, interclusi, gli in-between.

Tschumi ne progetto del La Villette a Parigi,1983, applica questa logica dei layers = Strati autonomi, non sovrapposti, ma disgiunti.
Sono strati orizzontali e ad ognuno di essi corrisponde una logica costitutiva diversa: 1. verde  2. sistema edifici 3. meccanismi di connessione. Koolhaas usa il concetto di layer non solo in senso orizzontale ma anche verticale, per fasce che si affiancano. Libeskind usa il concetto labirintico e della sovrapposizione : è una stratificazione a livello psicologico.

 

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